

Gianpistone, arte come partecipazione sociale
Dal 29 aprile al 29 giugno 2026 il Circuito Necropoli Portuense – Drugstore Museum (Via Portuense 317, Roma) ha presentato la prima mostra monografica dedicata a Gianpistone, artista romano noto per aver coniugato pittura e impegno sociale, ricordato per l’approccio figurativo e simbolico, l’uso espressivo del colore e per aver trasformato lo spazio dell’atelier in un laboratorio sociale capace di coinvolgere intere comunità.
L’esposizione, curata da Daniela Porro, Soprintendente Speciale di Roma, e Alessio De Cristofaro, Direttore dell’Istituto Centrale per la Valorizzazione economica e la Promozione del Patrimonio Culturale, ha offerto un percorso che ha indagato tanto l’opera pittorica quanto l’attività pubblica dell’artista.
La mostra ha raccolto materiali che ricostruiscono questo percorso: 36 dipinti, il diario di oggetti di lavoro dall’atelier, 50 maschere in cartapesta e documenti audiovisivi che restituiscono la portata pubblica del suo lavoro.
Ogni sabato è stato inoltre organizzato un incontro tematico per approfondire aspetti della pratica artistica e culturale di Gianpistone. Il calendario ha incluso appuntamenti con storici, critici e membri della comunità che hanno partecipato al progetto artistico.
Con la mostra Gianpistone, arte come partecipazione sociale il Circuito Necropoli Portuense – Drugstore Museum porta avanti con coerenza la sua missione di luogo della cultura di prossimità, destinato a ricerche su momenti e fenomeni meno noti della cultura contemporanea e all’erogazione di servizi culturali ai cittadini. La vicenda biografica e artistica di Giovanni Pistone rappresenta un episodio di microstoria urbana sostanzialmente sconosciuto al pubblico, che, tuttavia, non solo si rivela paradigmatico per la storia culturale di una generazione intera di artisti e intellettuali romani, ma conserva ancora oggi un’eccezionale vitalità quale pietra di paragone per pratiche e orientamenti sempre più diffusi e condivisi dalle istituzioni museali, grazie al progressivo radicamento dei principi della Convenzione europea di Faro sul valore del patrimonio culturale per la società.
Gianpistone è stato un pioniere di quella che oggi si definisce Arte Pubblica, ovvero un’espressione artistica situata in spazi pubblici o condivisi, pensata quale strumento di interazione sociale su scala urbana, in grado di stimolare processi di rigenerazione e dibattiti critici su temi politici, ambientali e sociali. Il suo laboratorio di Testaccio, aperto già nel 1966, ha rappresentato per decenni un pioneristico modello di rigenerazione sociale e territoriale attraverso il linguaggio e le pratiche artistiche, immediati e in grado di raggiungere e coinvolgere trasversalmente il pubblico in meccanismi creativi partecipati dal basso. Lo studio e la valorizzazione del fenomeno Gianpistone, inoltre, si rivelano tanto più preziosi oggi, in un momento storico che vede il Ministero della cultura fortemente impegnato nel campo della rigenerazione delle periferie e delle aree interne mediante l’attuazione del Piano Olivetti per la cultura. La conoscenza critica delle buone pratiche del recente passato, infatti, non può che rafforzare e fornire indirizzo e suggestioni all’attuale agire quotidiano, nell’ottica di una tradizione dei saperi e del saper fare che sa sempre trarre linfa vitale dalla vita e dalle azioni di chi ci ha preceduto.
Questo recupero critico e la relativa mostra non sarebbero stati possibili senza le amorevoli cure e l’abnegazione delle figlie di Giovanni Pistone, Sabina e Susanna, custodi della memoria familiare. La loro determinazione e consapevolezza del valore dell’esperienza umana di Gianpistone le ha spinte a condividere con tutti questo prezioso tesoro di umanesimo contemporaneo per cui siamo riconoscenti, nella convinzione che l’arte più giusta è sempre quella che trasforma la realtà in un posto migliore.
Daniela Porro
Soprintendente Speciale di Roma
Curatrice della Mostra “Gianpistone, arte come partecipazione sociale”